C   L   A   U   D   I   A      J   A   R   E   S

My Long Play

Claudia Jares. My Long Play
Testo di / Text by Ileana Maria Zaza
A cura di / curated by Angelo Marino
dal / from 24.11.2014 al / to 20.02.2015
dirartecontemporanea | 2.0 gallery

Claudia Jares. The play of Dreaming
by Ileana Maria Zaza

A closed space, that of a common room, old-fashioned: few furniture, a bed, a closet and a bedside table, a white embroidered curtain that filters the rays of sun of a window, a crucifix hanging on the wall; a young woman with an unripe body and black boots; an expanded time as the long dreamy hours of a teenager. An apparent contrast and a veiled eroticism pervade the images that Claudia Jares presents for the exhibition 2.0 My long play at the Angelo Marino's Dirartecontemporanea. The lean simplicity of the composition of the photographs seems to recall a precise dimension of our life, a time and space that preserve that existence threshold wherein the possibilities of being seem to be infinite deploying in a motionless and dreamy waiting. Something happens in this waiting: there are unravelled minimal stories in the sensual involuntary postures of the body, hidden stories, that go behind that place and time and tell the discover of themselves through the discover of the flesh. The scenario's horizon of the Claudia Jares' photos is not limitable to the physical boundaries of the finite place in the daily environment. The items are not elements of a formal construction of the image, but they belong to that environment, where their anonymity is bound to the touch, memories, sensations, actions, thoughts of the bodies living in. What is interesting is the time bound to that space, which is the time of a life: perception and imagination are a unique material. The protected room, separated from the rest of the house is an open horizon marked by a double valence because every element is captured in a chain of imaginative references."My long play", the title chosen by Claudia for the photo series on display, is the play turning a given landscape in a imaginary one: the white curtain, with candid floral embroidery, becomes wedding veil or the rope with whom wrap the melancholy of an unconscious desire; the bed side of

the unknown that it's guarded by the sleep, the window as welcome of the other that there is not, and the crucifix, empty symbol, becomes switchable scenic object witness of imaginative flows. The adolescence time is the continuous repetition of this play, a play space wherein everything becomes possible, within the boundaries of a room, "the shelter where everything happens" (C. Jares). Between evidence and allusiveness, reality and imaginary runs the ambiguous veil of the eroticism, almost in his rising discover, and the objectivity becomes "other" through the imagination. Where to place the threshold of the eroticism emersion? What is the boundary between imagination and Eros? Is there a time of the Eros separated from the time of the "play"? In the melancholy closure of the imaginative projections of the adolescence wherein images, objects, clothes are mediated from the cinema suggestions, from the advertising and generational myths, a music that you never get tired of listening to seems to give substance to everything that is hidden or that you want to hide from who already crossed that threshold. A play that is a discovery across the dream. Theatre of the time of the dream. The daydream wherein your body goes in an elsewhere, in the pleasure of the mimesthai. If in English with the term to play, indicates also the action of the actor in the scenic space, broadly speaking we could say that playing is placing yourself in a weave of relationship that opens a variety of ambivalent possibilities; the pleasure of the investiture of a role and his continuous negation, to stage through the door of the imaginary, the play of dressing/disguising as pleasure of the transfer as origin of self. Between life and theatre there is not any separation: the play, "my" play, is that staging of the body in a space wherein the time, the self and the other are established. Or rather the origin of Eros.

Claudia Jares. The play of Dreaming
di Ileana Maria Zaza

Uno spazio chiuso, quello di una stanza comune, antiquata; pochi arredi, un letto, un armadio e un comodino, una tenda bianca ricamata che filtra i raggi di sole di una finestra, un crocifisso appeso alla parete; una giovane donna dal corpo acerbo e con scarponcini neri; un tempo dilatato come le lunghe ore trasognate di una adolescente. Un apparente contrasto e un velato erotismo pervadono le immagini che Claudia Jares presenta per l'esposizione 2.0 My long play alla Dirartecontempornaea di Angelo Marino. La scarna semplicità della composizione delle immagini fotografiche sembra rimandare ad una dimensione precisa della nostra vita, un tempo e luogo che custodiscono quella soglia dell'esistenza in cui le possibilità dell'essere appaiono infinite dispiegandosi in una immota e sognante attesa. In essa qualcosa accade: nelle involontarie sensuali posture del corpo si dipanano storie minimali, nascoste, che travalicano quel luogo e quel tempo e dicono la scoperta di sè attraverso la scoperta della carne. L'orizzonte dello scenario delle foto di Claudia Jares non è limitabile ai confini fisici del luogo circoscritto dell'ambiente quotidiano. Gli oggetti non sono elementi di una costruzione formale dell'immagine, ma fanno parte di quell'ambiente, quasi spazio antropologico, dove il loro anonimato è legato al tatto, ai ricordi, alle sensazioni, alle azioni, ai pensieri dei corpi che lo abitano. Ciò che interessa è il tempo legato a quello spazio, che è il tempo di un vissuto: percezione e immaginazione sono un'unica materia. La stanza protetta, separata dal resto della casa è un orizzonte aperto segnato da una doppia valenza perchè ogni elemento è catturato in una catena di rimandi immaginativi. "My long play", il titolo scelto da Claudia per la serie fotografica in mostra, è il gioco che trasforma un paesaggio dato in paesaggio immaginato: la tenda bianca, dai candidi ricami floreali, diventa velo nuziale o la

corda cui avvolgere la melancolia di un desiderio inconscio; il letto sponda dell'ignoto che il sonno custodisce, la finestra come accoglienza dell'altro che non c'è, e il crocifisso, simbolo svuotato, diviene permutabile oggetto scenico testimone di flussi immaginativi. Il tempo dell'adolescenza è la ripetizione continua di questo gioco, un lungo gioco in cui tutto diventa possibile, entro i confini di una stanza, "il rifugio dove ogni cosa accade"(C. Jares). Tra evidenza e allusività, realtà e immaginario corre il velo ambiguo dell'erotismo, quasi nella sua nascente scoperta, e l'oggettività quotidiana diventa "altro" per il tramite dell'immaginazione. Dove situare la soglia di emersione dell'erotismo? Qual è il confine tra immaginazione ed eros? C'è un tempo dell'eros distinto dal tempo del "gioco"? Nella chiusura melanconica delle proiezioni immaginative dell'adolescenza in cui immagini, oggetti, vestiti sono mediati dalle suggestioni del cinema, della pubblicità e dei miti generazionali, una musica che non ci si stanca mai di ascoltare sembra dare corpo a tutto ciò che è nascosto o che si vuole nascondere da chi quella soglia l'ha già oltrepassata. Un gioco che è una scoperta attraverso il sogno. Teatro del tempo del sogno. Il sogno ad occhi aperti in cui si trasporta il proprio corpo in un altrove, nel piacere del mimesthai. Se in inglese con il termine to play, giocare, si indica anche l'azione dell'attore nello spazio scenico, in una accezione lata si potrebbe dire che giocare è collocarsi in una trama di relazioni che apre una varietà di possibilità ambivalenti; il piacere dell'investitura di un ruolo e la sua continua negazione, un mettersi in scena attraverso la porta dell'immaginario, il gioco del vestirsi/travestirsi quale piacere del transfer come origine di sè. Tra vita e teatro non c'è alcuna separazione: il gioco, il "mio" gioco, è quella messa in scena del corpo in uno spazio in cui si costituiscono il tempo, il sè e l'altro. Ovvero l'origine dell'eros.

"Long Plays. We use to call our albums, vinyl like that, when we were kids we used to hear to them repeatedly, until the point of exhaustion. Did I say exhaustion? Well, it was not really that. I could listen to the songs of an album a million times without getting tired of it. I would like to play in my room, my shelter, the place where everything happened. It was my favourite place in the house, the place where I could be totally by myself, dressing me up, playing to be a bride with an old curtain, wearing make up, dancing, trying hairstyles, look myself in the mirror, trying new clothes, observing, investigate, and find myself...daydreaming. Beatitude. This was the best part. Dreaming that the actor on the wall was my boyfriend. That will be together forever. Imagine him staring at me intensely. Dreaming moments full of romanticism, of love. Desire to be in love. Dreaming about my future, my goals, to put all my hopes in that dreams. Believing that also praying my desires would come true... there in my room. Listening to my long plays. I dreamt to be someone, to have my life, to be a doctor, a painter, a vet. Living adventures. I dreamt about myself as a woman. I wanted my true love kiss. If there's something I can tell for sure is that I felt really happy in that room, and many of that desires came true. And I still got dreams in which I keep to find myself."

Claudia Jares

"Long Plays. E' così che usiamo chiamare i nostri albums, i nostri vinili, quelli che quando eravamo ragazzi ascoltavamo infinite volte, fino allo sfinimento. Ho detto sfinimento? Beh, non è stato davvero così. Ho potuto ascoltare canzoni dall'album un milione di volte senza mai stancarmi. Mi piacerebbe giocare nella mia stanza, il mio rifugio, il luogo in cui è accaduto tutto. E 'stato il mio posto preferito in casa, il luogo dove potevo essere totalmente per conto mio, vestirmi, giocare a fare la sposa con una vecchia tenda, make up, danzare, provare acconciature per i miei capelli, guardarmi allo specchio, provare i miei vestiti, osservare, indagare, e ritrovarmi ... a Sognare, ad occhi aperti. Beatitudine. Questa è stata la parte migliore. Sognare che l'attore sul muro fosse il mio ragazzo. Che non ci saremmo mai lasciati. Immaginarlo a fissarmi intensamente. Sognare momenti pieni di romanticismo, di amore. Desiderio di essere innamorata. Sognare il mio futuro, i miei obiettivi, di mettere tutte le mie speranze in quei sogni. Credere che anche pregando i miei desideri si sarebbe avverati ... Lì nella mia stanza. Ascoltando i miei Longplays. Ho sognato di essere qualcuno, di avere la mia vita, di essere un medico, un pittore, un veterinario. Vivere avventure. Ho sognato di me stessa come donna. Desideravo il bacio del mio vero amore. Se c'è qualcosa che posso dire per certo è che mi sono sentita veramente felice in quella stanza, e molti di quei desideri si sono avverati. E ho ancora dei sogni nei quali continuo a ritrovare me stessa."

Claudia Jares

O  p  e  r  e   /   W  o  r  k  s

© Claudia Jares - My Long Play #01 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 180x120

© Claudia Jares - My Long Play #02 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #03 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x70

© Claudia Jares - My Long Play #04 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x70

© Claudia Jares - My Long Play #05 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #06 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x150

© Claudia Jares - My Long Play #07 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x150

© Claudia Jares - My Long Play #08 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #09 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #10 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #11 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 70x100

© Claudia Jares - My Long Play #12 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x160

© Claudia Jares - My Long Play #13 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 180x126

© Claudia Jares - My Long Play #14 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 100x150

© Claudia Jares - My Long Play #15 - 2014 - Digital Fotography ( Edition of 3 ) - cm 180x126

© Claudia Jares - My Long Play - 2014 - video - 3:32'

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